Colgo l’occasione offertami dal mio nuovo blog per riportare uno stralcio dell’intervento pubblicato sul sito di Nazione Indiana da Franz Krauspenhaar, intitolato appunto “Siamo i Fangio della cultura che non paga“, al quale è seguito un lungo e duro confronto fra autori e semplici lettori.
Il nodo della questione è la scarsa attenzione e valorizzazione che gli editori e i media attribuiscono agli scrittori nell’Italia d’oggi.
In alcuni passi Franz è forse fin troppo duro, ma la sua posizione è sostanzialmente condivisibile.
Chiunque abbia pubblicato almeno una volta un libro sa cosa voglia dire “farsi sentire” e quanto sia piena di insidie e difficoltà l’auto-promozione, così come la tutela della proprietà  intellettuale.
A quanti vorranno prestare  attenzione all’argomento, propongo di seguito l’incipit dell’intervento, con tutti i link utili a seguire la discussione, protratta in altri post e su altri spazi web.

Siamo i Fangio della cultura che non paga

di Franz Krauspenhaar

Fangio on You Tube

Questa è la colonna videosonora del mio sciopero dell’autore, ispirato allo sciopero dell’autore di cui si è ampiamente parlato sulle colonne doriche di Nazione Indiana, e poi ripreso dal blog multiautore Ibridamenti.
Nel frattempo, io con il mio blog personale www.markelo.net e altri scrittori, abbiamo tambureggiato. Tra i propugnatori dello sciopero del’™autore, come Vincenzo Ostuni, si è deciso di creare un sito internet www.scioperodellautore.org nel quale vengono immessi i vari contributi alla discussione. La discussione è uscita dai blog entrando dalla porta trionfale del social network Facebook, dove sono stati pubblicati altri interessanti contributi.
Ma torniamo al filmato che sta in cima a questo pezzo: Juan-Manuel Fangio, storico grande campione argentino della Formula Uno, per me rappresenta l’autore oggi, in Italia. In un mondo pieno di rischi, quello della Formula Uno di 50 anni fa, Fangio correva rischiando la vita a ogni metro d’asfalto. Qui, in questo filmato del 1957, ha 46 anni, un anno prima di ritirarsi. Un’età  non più verde. Eppure il campione rischiava ancora; per scelta, sì, ma quelle erano le auto in dotazione allora, quelle le piste. Fangio è per me l’autore che deve correre su una pista (la vedrete) piena di rappezzi, terribilmente irregolare. Su auto che erano dei siluri della morte, con posteriori lunghi e scodanti. Quelle auto potentissime e velocissime, che raggiungevano facilmente i 300 km/h, non avevano nemmeno il servosterzo. A ogni uscita di curva il pilota doveva controsterzare, pattinando spesso con quelle ruote strette nemmeno lontanamente paragonabili a quelle delle auto di oggi. Nessuna via di fuga in caso di uscita di pista, niente di niente, all’esterno, per attutire i colpi e i rischi di quest’uscita, spesso d’anticipo a una tragedia. Ecco, l’autore rischia la propria vita, nel senso della propria dignità, senza la possibilità di parare i colpi. In un mondo letterario e giornalistico assurdo. In un mondo letterario e giornalistico italiano assurdo, che pretende di far vivere la cultura con il volontariato dell’autore. Perché in Italia la cultura è considerata un lusso per pochi eletti. Eletti che, per poter fare bene il proprio lavoro, devono sacrificare molte cose, e vivere a volte con grosse difficoltà  economiche.
Per scrivere da autore in Italia bisogna essere ricchi di famiglia o avere, sempre parlando di famiglia, una tara psichica, come nel mio caso. Per scrivere da autore non si possono fare vari lavori, perché questi non possono che distrarre dall’obiettivo principale di ogni autore: quello di creare, di promuovere, di recensire, discutere, dare vita a un progetto artistico. Questione di organizzazione del proprio tempo? Qualcuno ci riesce, certo, ma dove va a finire la professionalità? (… continua)

“Siamo i Fangio della cultura che non paga” parte II (qui).

“Siamo i Fangio della cultura che non paga” parte III (qui).