Continua la rassegna di interviste realizzate per la rubrica che conduco sul sito di Salottoletterario.

Questa volta, ho il piacere di presentarvi il mitico Cristiano Cavina, autore de “I frutti dimenticati” (Ed. Marcos y Marcos, 2008).

Eccovi un piccolo stralcio:

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Cristiano Cavina è nato a Casola Valsenio (RA), nel 1974. Cresce con la mamma e i nonni materni in un quartiere di case popolari: traboccante di energia catastrofica, si sfianca sul campo di calcio, macina chilometri in bicicletta. Ma soprattutto ascolta. Gli piace infatti starsene seduto a sentire i racconti nei bar, sviluppando così una passione viscerale per le storie. I libri diventano presto la sua seconda dimora. Nel 2002 pubblica il primo romanzo, Alla grande, Premio Tondelli 2006, amato al punto da essere letto e messo in scena nei teatri e nelle scuole di tutta Italia e adottato da un intero paese del Piemonte nell’ambito dell’iniziativa Volvera legge Alla grande: un libro in comune. Con Nel paese di Tolintesàc (2005) piccolo grande bestseller felliniano, e Un’ultima stagione da esordienti, epica comica e commovente dell’adolescenza, Cavina si conferma una delle rivelazioni più sorprendenti della nuova narrativa italiana.
Lo incontriamo per Salotto Letterario proprio poche settimane dopo l’uscita del suo ultimo “I frutti dimenticati”, una piccola perla di dolce e, allo stesso tempo, malinconico romanticismo. Una di quelle storie, insomma, che sanno dove andare a parare, che non perdono l’orientamento tra le pagine, che attraccano senza esitazioni nel porto della nostra memoria. E li sostano. Per fare festa.

Allora, Cristiano. Cosa ti viene in mente se ti dicessi:

1. I FRUTTI DIMENTICATI

Ci tengo a sottolineare che l’espressione frutti dimenticati è una invenzione del grande Tonino Guerra, poeta, scrittore e sceneggiatore romagnolo.
Da anni, è anche il nome della festa più importante del mio paese, Casola Valsenio, in provincia di Ravenna.
Da noi, c’è ancora chi si prende cura di questi frutti minori, dimenticati appunto, molto comuni ai tempi dei nostri nonni.
E così, vivendo da sempre in mezzo a pere volpine, cazzeruole, cornioli, prugnoli, giuggiole, mi è venuto da pensare che anche le persone a volte… (continua)